EROE
HERO by Keladry Lupin - Genres: Drama, Romance, Friendship Summary: Hermione is trapped in Hagrid's hut after the rising of the full Moon. Professor Snape is in a bad way after a Death Eater gathering, and is mortified to find that he needs Miss Know-It-All's help to get through the night. - Sorta di songfic adattata da Shinaré e Cuccussétte - dramma, romanticismo, amicizia - per lettori di 14 anni o più - Hermione intrappolata nella Capanna di Hagrid incontra Snape di ritorno da un raduno Mangiamorte - morte di un pg, non descritta - il corsivo è Hermione, l'altro carattere è Snape, l'Epilogo è comune - del tutto AU, dopo il Principe Mezzosangue. Qui l'Originale http://www.astronomytower.org/authorLinks/Keladry_Lupin/Hero/
Well, it was one of those great stories that you can't put down at night. - E' una di quelle grandi storie che la notte non riesci a mettere via
The hero knew what he had to do, and he wasn't afraid to fight. - L'eroe sa cosa deve fare e non ha paura di lottare.
The villain goes to jail, while the hero goes free; - Il malvagio va in prigione e l'eroe è libero.
I wish it were that simple for me. - Vorrei che fosse così semplice per me
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Il Pofessor Dumbledore la guardò con simpatia. "Sapevo di poter contare su di te, Signorina Granger." Le posò la mano sulla spalla in un gesto di confidenza e la condusse alle cucine.
Entrarono attraverso la porta principale, che Hermione non aveva osservato prima di allora, sebbene ne riconobbe l'entrata poiché gliene avevano parlato i gemelli. Il Professor Dumbledore aveva reclutato quattro Elfi Domestici ed aveva dato loro gli ordini. Guardarono decisi Hermione fino a quando il Professor Dumbledore non spiegò che lei non poteva liberarli poiché non era la loro padrona. Si sarebbe tenuta tutti gli abiti per sé.
Il Professor Dumbledore avvertì Hermione e gli Elfi Domestici di far ritorno prima che salisse la Luna, in quanto quella sera era plenilunio. Lei gli assicurò che non lo avrebbe dimenticato. Quando il preside se ne fu andato, i quattro piccoli esseri si raccolsero attorno a Hermione. Ciascuno le toccò le mani, o le braccia, e con un forte rumore simile a uno schiocco di frusta, furono nella capanna di Hagrid.
Fu più difficile di quanto Hermione s'era aspettato, organizzare gli oggetti personali di una persona cara che se ne era andata, decidere quali distribuire tra gli amici, quali dare via. Sospirò quando piegò l'abito marrone peloso e lo mise con gli altri oggetti che sarebbero stati gettati o dati in elemosina. Una sola cosa Hermione tenne per sé: la fotografia coni suo padre, scattata nell'estate, prima che suo padre morisse.
Due ore dopo, Hermione e gli Elfi Domestici avevano fatto progressi significativi, ma trovarono un ostacolo. Gli Elfi Domestici s'erano dileguati, portando con loro Fang, ma il cane era riapparso proprio quando Hermione si stava preparando a partire. Era agitato, e continuava a guaire, così lei rimase per calmare il mastino.
Un lungo, trascinato ululato glielo fece ricordare. Hermione guardò la finestra a est.
La luna sorgeva. Non se ne era accorta fino ad ora, ed era troppo tardi. Ora doveva restare.
Hermione decise di provare a mettere Fang a cuccia, ma non era un compito facile. Il cane zampettava sul pavimento,, e ancora si agitava, grattando alla porta. Sembrava ancora più appiccicoso del solito. Dopo un'ora di tentativi di persuadere il cane a riposare, Hermione si arrese e sedette nella poltrona preferita da Hagrid. Si coprì con un enorme coperta fatta a patchwork e si rannicchiò. Si addormentò, ma si destò spesso nelle ore seguenti.
Hermione non voleva stare lì. Le mancava Hagrid. Avrebbe desiderato che Harry e Ron non fossero tanto occupati nel ripassare per il N.E.W.T.; era sola là fuori con solo un cane per compagnia.
Fang si mise a puntare parecchi animalo verso la mezzanotte. Terrificata, Hermione lo guardò grugnire e grattare la porta. Cosa sarebbe successo se fosse stato il Branco? Sarebbe stata uccisa o morsa prima del mattino, se avessero voluto entrare. Hermione fece l'unica cosa a cui poteva pensare: si mise in piedi sul sedile della poltrona e saltò, sollevandosi verso le travi della piccola capanna. Si afferrò ai legni mentre Fang ringhiava e teneva i licantropi a distanza.
Non seppe mai dire quanto tempo fosse passato quando Fang di nuovo abbaiò. Non era minaccioso; sembrava piuttosto un avvertimento. Hermione sentì passi irregolari fuori, sembravano umani. Cercò la bacchetta.
Era nell'altra parte della stanza. La fissò, concentrò la sua forza di volontà su di essa. L'ironia d'aver bisogno della bacchetta non le mancò. "Accio bacchetta," sussurrò Hermione. Era una magia semplice. < …andiamo… >
La bacchetta sfiorò i polpastrelli e cadde nella sedia sotto di lei. Maledizione! Non sapendo cosa altro fare, Hermione rimase assai immobile. La porta si aprì. Sentì respiri affaticati in mezzo ai bassi ringhi di Fang. Una sagoma alta e scura si mosse nella capanna. Si voltò e chiuse la porta, poi la fermò col lucchetto. Il visitatore borbottò qualcosa a Fang, poi parlò al cane con voce più alta: "Buono, ora vai."
Simpatico. Adesso sapeva chi fosse. Hermione si permise di batter ciglio.
Una figura alta con una maschera terrificante e familiare barcollò in mezzo alla stanza. Mani pallide si alzarono e sollevarono il cappuccio, e il Professor Snape lo gettò a terra. Aveva un aspetto orribile. < Convocato per una riunione di Mangiamorte. Mi chiedo cosa gli sia successo, poiché è in una simile cattiva forma > immaginò con gli occhi che le pungevano alla vista di lui così debole, così malconcio. < Spero che stia bene >.
<Come faccio a dirgli che sono qua? Non voglio che mi maledica fino alla prossima settimana per averlo allarmato. >
Si tolse le vesti, il soprabito, e il gilet davanti a lei. A una pare della sua mente non importò; infatti, aveva una cotta per quel particolare professore da un certo tempo, e non rimpianse la vista nemmeno un po'. Quando prese a sbottonare la camicia, seppe che doveva parlare. Hermione seppe che a petto nudo non era il peggio che poteva capitare, cosa sarebbe accaduto se doveva denudarsi lì?! Avrebbe avuto due parole da dire quando avesse scoperto che lei lo stava guardando, ed una sarebbe stata Avada. Hermione prese un gran respiro e disse la prima cosa che le venne in mente. "Prima che tu prosegua, penso di doverti dire che non sei solo."
Roteò voltandosi, e quasi perse l'equilibrio. Era la prima volta in sette anni che lo vedeva muoversi così senza grazia. Poi vide la bacchetta in mano sua . < Ti prego, non maledirmi, non voglio morire! >
Ma lui sospirò, e lei seppe che non avrebbe attaccato. "Signorina Granger, cosa ci fa qui?"
And the reason that she loved him was the reason I loved him, too. - E il motivo per cui lei lo amava era la ragione per cui lo amo io
And he never wondered what was right or wrong; he just knew. He just knew. - E lui mai si chiese se fosse giusto o sbagliato; sapeva. E gli bastava.
Lo avevano gettato al margine della Foreste, vicino alla mangiatoia dell'Ippogrifo.
Di certo avevano sperato che venisse fatto a pezzi da una delle orgogliose creature, morso da uno dei licantropi del posto, o calpestato da qualche fratellino di Hagrid.
la morte data da un Centauro sarebbe stata un addio adeguato ai suoi gusti.
almeno l'oscuro Signore era rimasto ignorante sulle vere fedeltà dell'uomo. ma questi era a corto di scuse sul perché non avesse ancora consegnato Potter nelle mani del nemico. la sua posizione dei ranghi dei Mangiamorte si era deteriorata negli ultimi mesi, da mescitore di pozioni e spia, a mescitore di pozioni e zimbello.
Giacque contro il basso muro di pietra della mangiatoia, tremava per il dolore e per il freddo. si sentiva scivolare nell'incoscienza. doveva lottare, dannazione, doveva alzarsi. Albus doveva sapere. si costrinse ad afferrare il basso muro di pietra e si tirò in piedi. non era distante dalla capanna di Hagrid, e al gigante non sarebbe certo importato se si fosse un po' riposato lì, prima di farsi strada verso il castello.
La strada fino al piccolo rialzo era abbastanza breve, eppure gli ci volle parecchio tempo per arrivarci. lo stomaco aveva da tempo rigettato quel poco di contenuto che aveva, e questo non gli impedire dall'avere conati continui. alla fine giunse ai consunti scalini di pietra e se ne entrò. Pareva che non ci fosse nessuno a disturbarlo, eccetto il cane.
Fang si precipitò attraverso la stanza, e il suo abbaiare echeggiò nella piccola capanna. "Shh, Fang, zitto," mormorò. protese la mano, così che il mastino potesse identificarlo. una volta che Fang gli ebbe leccato la mano riconoscendolo, spinse via il cane con un breve, "Sì, bravo, ora vai via," e prese a sbottonarsi le tuniche. sentì un rumore sussurrato, come un respiro trattenuto, ma lo scartò dopo una breve occhiata alla stanza. era notte e poteva essere stato il vento, e si sentì lo stesso a disagio, come se venisse osservato. Si liberò degli abiti da Mangiamorte, della giacca lunga, e del gilet più veloce che poté, e li lasciò dove erano caduti. assai poco da lui, ma quella sera non gli importava.
Si guardò attorno. Il grosso delle cose di Hagrid se ne era già andato. Non sapeva cosa avrebbero fatto di Fang; il vecchio cane con decisione rifiutava di lasciare la capanna e i terreni circostanti. Sperava che il nuovo guardiacaccia e il mastino sarebbero andati d'accordo.
Prese a sbottonarsi la camicia quando qualcosa gli catturò lo sguardo. Sbirciò l'oggetto sulla sedia di Hagrid - era una bacchetta? Un altro lieve rumore, e poi una vocina raggiunse la sue orecchie. "Prima che tu prosegua, penso di doverti dire che non sei solo."
Lui rantolò e si girò, estraendo la bacchetta; controllò di nuovo il capanno col suo sguardo penetrante. Poi si rese conto che la voce veniva dall'alto. guardò su.
Capelli cespugliosi. Mani con dita lunghe e slanciate si afferravano alle travi. E poi riconobbe la bacchetta, che luccicava pallida nella fioca luce. Riconobbe pure la sua voce prima che trattenesse il respiro temendo di venire maledetta. "Signorina Granger," sospirò, "Cosa stai facendo qui?"
I larghi occhi marroni lo sbirciarono da dietro una trave. "Fang non se ne andrà. Qualcuno deve aver cura di lui," spiegò.
L'adrenalina ancora gli scorreva nel corpo, e gli consentiva di rimanere in piedi mentre rimirava la sua studentessa. "Alle tre del mattino? Non è un posto sicuro per te, questo."
Sollevò un sopracciglio e si allungò verso di lui, così poté mostrare un po' di più la giusta indignazione. "Mi ha mandato il Professor Dumbledore," ribadì.
"A che ora ?" chiese perspicace.
Lei ebbe la decenza di mostrarsi avvilita. "Beh.. le cinque del pomeriggio," borbottò. Lui si accigliò. "Aveva chiesto un volontario per assistere gli Elfi Domestici che impacchettavano alcuni oggetti di Hagrid. volevo essere utile."
La pelle sotto gli occhi della studentessa era scura, ed era ovvio piangeva. "A tre settimane dai tuoi N.E.W.T.? Dovresti essere a ripassare."
Alzò le spalle. Cattiva idea; quasi cadde, lui fece un passo in avanti, allarmato, fino a che non vide che la presa sulle travi era sufficiente per impedirle di cadere. "Sto bene," ansimò. "Posso perdermi una serata di ripasso, è da Natale che faccio benpoco altro," aggiunse, lottando per raddrizzarsi sulla trave. "Questo è più importante."
Era esausto. "E dove sono Potter e Weasley?"
"Hanno bisogno ancora di ripassare."
"Non ne dubito," borbottò. i tremiti stavano tornandpo, sebbene lo stomaco si fosse acquietato. "scendi da lì e torna al tuo dormitorio, Signorina Granger." Si appoggiò al tavolo; questo lo tenne in piedi, e il sembrare esasparato poteva, forse, mascherare il fatto che era prossimo a crollare.
La Signorina Granger si sporse verso un lato della trave, poi si lasciò penzolare, scendendo. Cadde per un paio di metri, incespicando un poco quando colpì il pavimento. "Ahia. E' plenilunio, stasera, signore. E inoltre, non posso davvero lasciarti solo qua."
Aveva visto bene oltre la sua boria. < Dannazione >. "Così la capanna di Hagrid non è sicura per uno stregone ben cresciuto e campione di duello, mentre è sicuro per una piccola saputella del settimo anno, che nemmeno è maggiorenne?" scattò. <Brillante. Siamo rinchiusi qui fino a che c'è la luna. >
"E tu nemmeno riesci a stare in piedi, oserei dire, signore." Si fece più vicina e sembrava preoccupata. "E sono abche io maggiorenne," mugugnò la Signorina Granger. "Ti prego, Professor Snape. Lascia che ti aiuti."
>Inferno e dammazione>. "Lasciami stare," scattò.
"Perlomeno posso farti stare comodo, signore, e poi andare a cercare Madama Pomfrey o il Professor Dumbledore. Non pare che ci sia altro che possa fare per l'Ordine," venne alle strette.
Lo stomaco gli si contorse. "Non parlarne così a vanvera," scattò, ma la sua veemenza si perse in un gemito nauseato. Lasciò cadere la bacchetta e si affrettò alla più vicina finestra. La spalancò e vomitò a vuoto, di nuovo. la gola ardeva e gli occhi lacrimavano. <Maledetto chi ha inventato la Maledizione Cruciatus. Maledetto. > Snape sentì mani toccargli le spalle, e si chiese cosa stesse facendo fino a che non la sentì trattenergli indietro i capelli dietro le orecchie. < Cacca. Non voglio che sia coinvolta. Perché non può non essere impicciona, almeno una volta nella vita? > Odiava il pensiero che qualcuno lo dovesse vedere ridotto così.
Una volta che lo stomaco ebbe placato la tortura, richiuse la finestra e scivolò a terra. giacque appoggiato con pesantezza contro la prete. Soffocò un gemito, ma non poteva fermare i tremiti. I denti battevano mentre si teneva lo stomaco dolorante. Il momento di nausea lo aveva svuotato delle ultime energie. "Merde," disse in un soffio.
Sentì stoffa premuta contro la bocca, poi una tazza. L'altra mano della Signorina Granger gli cullò la nuca in un gesto sorprendente e delicato. "non inghiottire il primo sorso, sciacquati la bocca," gli ordinò. La fissò, volgendo la testa dalla tazza. Appariva piena di paura, e assai più vecchia dei suoi diciotto anni, alla luce della luna. "Ti prego," gli sussurrò.
Snape seppe di non essere nelle condizioni di litigare. Accettò un poco d' acua nella bocca. una ciotola bianca parve fluttuare sotto il suo mento, alla luce della luna. "Sputa," gli disse. Rassegnato, obbedì di nuovo. Premendogli la stoffa alle labbra di nuovo, gli chiese, "Pensi che il tuo stomaco regga, se bevi?"
"Sì," grugnì. Si chiese per un attimo se qualcuno potesse morire di mortificazione o di imbarazzo. Poteva coniare una nuova frase, < Imbarazzato a morte>.
Mentre accettava il sorso d'acqua dalla tazza che teneva la Signorina Granger, Snape pensò che non sarebbe sopravvissuto. Lei gli stava tenendo la tazza, come se lui fosse un bambino, per carità di Merlino! Si protese per prenderla, ma lei scostò la tazza. "No," gli disse con dolcezza. La mano passò dietro, sotto i capelli, per sorreggergli di nuovo la testa. "Le tue mani stanno tremando troppo, la verseresti." La Signorina Granger gli premette il tovagliolo alla bocca, e prese un altro sorso. "Tu... mi pare che abbia la febbre, signore," gli disse sembrando preoccupata. le dita scivolarono lungo il collo dell'uomo, e si fermarono sui capelli, e il palmo si premette sulla guancia. "Posso andare -"
"No," gemette guardandola negli occhi ansiosi. che razza di idiota era, offrirsi di mettere piede fuori quando la luna piena era sopra l'orizzonte? Gli aveva appena detto che non poteva andarsene.
"Sshh," mormorò lei, mano sulla spalla. "Sono solo preoccupata per te, signore."
Che razza di balla era, quella? La Signorina Granger lo odiava, doveva odiarlo, dopo tutto quello che le aveva detto e fatto, durante quei sette anni. "Devi proteggere il'animaletto di Dumbledore," brontolò Snape. Lei parve offesa, ma non disse niente. si limitò a portargli di nuovo la tazza alle labbra, e il pollice indugiò sullo zigomo appuntito.
Guardò nella stanza, poi di nuovo lui, e la fronte si arricciò pensierosa.
"Aspetta un momento, signore," gli consigliò. Snape chiuse gli occhi e si appallottolò su sé stesso, desideroso che i muscoli tremanti si rilassassero. sentì un riumore sommesso. "Signore, ho bisogno di spostarti," iniziò.
La guardò con tutto il veleno di cui poteva disporre. < Sei cieca ? >
Parve ritrarsi un poco, ma fece segno verso una coperta che aveva appena appoggiato sul pavimento. "Basta che sposti il peso," spiegò la Signorina Granger.
Snape stabilì che doveva esser davvero prostrato, poiché non sapeva cosa sarebbe successo, ed aveva ciecamente obbedito. Ancora, mise a parte la sua dignità per compiacerla di nuovo. La Signorina Granger si inginocchiò dietro di lui e strinse le braccia attorno al suo torace, cercando di aiutarlo. Debole, le strofinò le mani, borbottando "Lascia." Cocciuta quanto un mulo, così era la ragazza. Lo condusse sulla coperta. Crollò, tossendo.
"Wingardium Leviosa," disse, dimenandosi e gesticolando alla perfezione. La coperta si alzò in aria, gli angoli si tesero come a raggiungere il soffitto, cullandolo in un'ampia amaca di tessuto.
Fu a quel punto che si arrese per assecondare la Signorina Granger.
Non sarebbe sopravvissuto a tutto questo.
La coperta, che ancora lo trasportava, si posò sul letto. Lei gli sfilò gli stivali, poi avvolse i bordi della coperta su di lui. Era ancora imbarazzato, ma doveva dirle qualcosa . "Non -" prese a dire, guardandola con ansia.
"Non lo farò," lo interruppe. La Signorina Granger trovò la mano e la premette tra entrambe le sue. "Lo dirò solo al Professor Dumbledore e a Madama Pomfrey. Lo giuro. Ora vai a dormire, Professor Snape, hai bisogno di riposare."
Non era quello che aveva intenzione di dire, sebbene fosse grato della rassicurazione che avrebbe tenuta la bocca chiusa. le dava fiducia. Doveva. Di tutti gli studenti della scuola, era assai più disponibile ed onesta rispetto agli altri. Quella comparazione lasciava un sacco di spazio per miglioramenti, ma le sue implicazioni erano accurate, nonostante tutto. "Trova Albus," borbottò Snape, e chiuse gli occhi, scivolando nel sonno.
"Quale è la parola d'ordine per l'ufficio?"
"Caramella Frizzante", biascicò.
"Tornerò presto," promise la Signorina Granger.
Sebbene gli facesse male, annuì, soddisfatto. L'ultimo pensiero cosciente fu di ricordarle di non uscire, ma non riuscì a destarsi abbastanza da dare voce alla frase. Ecco cosa stava oer dire quando lei lo aveva interrotto: < Non uscire là fuori. Attendi il tramonto della luna >. Di certo l'avvertimento sarebbe stato inutile. Poteva essere Grifondoro, ma era pur sempre una piccola strega sensibile.
Mentre scivolava nel sonno, sognò qualcosa in qualche modo piacevole. Ma era impossibile; aveva sempre incubi dopo le sue riunioni con i Mangiamorte...

Shadows and shapes mix together at dawn, - Ombre e forme si mischiano nell'alba
But by the time you catch them, simplicity's gone. - Ma da quando tu le afferri, la semplicità se ne è andata.
So we sort through the pieces, my friends and I, - Così scegliamo tra i pezzi, io ed i miei amici,
Searching through the darkness to find the breaks in the sky. - Cerchiamo nelle tenebre per trovare aperture nel cielo.
Chiuse gli occhi, iniziò a rilassarsi sotto la coperta. I colori squillanti contrastavano assai contro la faccia pallida e i capelli neri. A dispetto dei pregiudizi e i commenti poco simpatici nel corso degli anni, aveva sempre rispettato il Professor Snape. Come non poteva? Aveva protetto lei e Ron e Harry, più volte. Aveva pensato tante volte che stesse vegliando su di loro, dalla volta della Stamberga Strillante; solo, non sapeva l'intera storia.
Le aveva chiesto di trovare il Professor Dumbledore. Continuava a tremare, anche nel sonno. Doveva provare tanto dolore, per sottomettersi così facilmente a venir assistito da una detestate studentessa. Abbastanza facilmente. Quello era il Professor Snape, dopo tutto; era ancora capace di fare chiasso.
E a lei importava di lui da due anni. Fino dall'estate seguita al Quinto anno, quando era stata fermata da una ferita. Aveva dovuto restare a Grimmaud Place per due settimane, poiché Madama Pomfrey era lì, pure, a fare del lavoro per l'Ordine. Per la prima volta, Hermione vide le spalle sotto quegli abiti da insegnante . lo aveva sentito ridere. Davvero aveva riso ad alta voce, ed era stata del tutto spiazzata da questo fatto. Hermione aveva riflettuto per giorni sul paradosso; un simile suono, dorato e caldo, da un simile uomo freddo e scuro. Aveva deciso cjhe le piaceva. E Hermione aveva scoperto che le piaceva osservarlo.
Malfoy e la Parkinson e gli altri pivelli Serpeverde non le erano mai entrati così nalla pelle, Hermione poteva scrollarsi di dosso le battute che le tiravano, sebbene insulti indirizzati a Harry, a Ron e a gli altri Grifondoro erano più difficili da scuotere via. Quando parlava il Professor Snape, Hermione ascoltava. Anche quando era crudele - ragazza sciocca... saputella... insopportabile - lei assorbiva qualsiasi cosa dicesse. Anche quando offendeva. Provò, sulle prime, a minimizzare i danni, dicendo a sé stessa che era semplicemente obbligata ad ascoltare un insegnante. Dopo ulteriori esami, Hermione si rassegnò al fatto che, quando pensava al professor Snape, sentiva più che giusto il rispetto che veniva attribuito ad un insegnante. Per la mancanza di una parola migliore, era incantata, anche a distanza di due anni. Hermione aveva imparato a gestire la cosa in modo più maturo, a lavorarci attorno, a come curarsi quando l'offesa la straziava. aveva preso a ragionare con sè stessa delle sue sensazioni, usando la logica che le aveva prima di allora salvato la vita; si disse che era del tutto inappropriato per una studentessa costruire un attaccamento per il suo insegnante. Severus Snape era più vecchio di lei di due decenni. Era rude e imprevedibile. Era anche brillante. Era attraente. Peggio ancora, aveva una punta di... principi, o onore, per mancanza di un termine più adatto, che scorreva in lui. Era buono. Un gran tipo, ma buono. Era coraggioso e lavoratore. rischiava così tanto per l'Ordine. Hermione era certa che quella sera non fosse stata la sola volta in cui Snape era tornato a casa ferito; aveva saltato diverse lezioni nel corso degli ultimi due anni. E doveva essere moribondo per ignorare i suoi doveri di insegnante. Hermione si scosse dai propri ricordi e si concentrò di nuovo sull'uomo davanti a lei. Ancora gli teneva la mano, che aveva preso per sigillare la loro promessa, che lei non avrebbe parlato della sua invalidità. Il suo animo parve giocherellare un poco quando un nuovo pensiero la raggiunse. Sapeva che non lo avrebbe dovuto toccare, ma quanto spesso una donna aveva un'occasione del genere? Conoscendolo, quella sarebbe stata l'unica opportunità di fare qualcosa del genere. Per incidere i suoi lineamenti nel ricordo attraverso il tatto, come già aveva fatto per la vista. Allungò la mano, e sfiorò la fessura verticale che correva sopra al naso. ci passò sopra i polpastrelli, e la ruga si appianò parecchio. Hermione si incupì: era troppo giovane per sembrare così vecchio. Non aveva quarant'anni. Toccò col pollice e il medio l'arcata del naso, e tracciò le curve decise delle sopracciglia nere. Le zampe di gallina agli angoli degli occhi sembrarono rilassarsi. Incoraggiata dalla reazione, Hermione passò le dita lungo lo spazio del naso lungo e largo. Posò il pollice nella scanalatura del labbro superiore. Nel sonno, le labbra carnose si strinsero, appena appena, sotto la sua mano. Era folle, quello che stava pensando, eppure era l'occasione perfetta. Lui non lo avrebbe mai saputo, e Fang non lo avrebbe mai detto. Gli teneva ancora la mano. Pregò che non si muovesse, e si chinò in avanti. Si sentì come una zolla. Non era molto, come andò il bacio. Di certo non avrebbe pensato che fosse degno di nota, fosse stato cosciente. Proprio dopo aver posato le labbra sulle sue, la bocca si aprì in un sospiro. Lei si fece indietro, ma lui non si mosse. Hermione fu grata che non venne svegliato dai suoi capelli che svolazzavano sulla faccia. Dopo un altro momento di esitazione, Hermione tirò indietro il suo ciuffo con una mano, e lo baciò di nuovo. Sentì le labbra di lui rispondere, premersi delicate contro le sue. < Oh, Gloria. > A qualche livello profondo, il tocco fu bene accolto. Un conforto. Lei ne fu felice, e lieta di aver usato il primo bacio per un buon proposito. Era un peccato che lei sarebbe stata la sola e ricordarlo. Il respiro di Snape affannò nel petto, e Hermione si rabbuiò. Non era quello il momento per sognare a occhi aperti. Le aveva chiesto di trovare il Professor Dumbledore. Sapeva cosa significasse, e ne era terrificata. Si mosse fino alla finestra, sbirciò nell'oscurità C'era la luna piena là fuori, grassa e alta nel cielo. Gli alberi si erano mescolati assieme, e avevano formato una massa nera e verde fuori della finestra. L'alone della luna era così splendente che in metà cielo non riusciva a vedere le stelle. Hermione si morse il labbro, sperando che il grosso del Branco della Foresta fosse più preoccupato dell'imminente trasformazione, che del mordere una ragazza umana sola. Maledì gli incantesimi anti apparizione che avvolgevano i terreni, ma era solo a qualche centinaia di metri dallo stadio del Quidditch. Il ripostiglio delle scope era anche più vicino. Hermione raccolse la bacchetta con mani tremanti. Dannazione, e odiava nuotare. Non poteva afre niente, il Professor Snape le aveva chiesto di trovare il Professor Dumbledore. Doveva essere importante. E doveva trovare Madama Pomfrey, lui si stava scotendo malamente. Hermione non riusciva ad interpretare i sintomi; non era una Medistrega, eppure poteva dire che era ridotto male. Tenne la porta chiusa, e slacciò il guinzaglio. "Fang, resta col Professor Snape," gli ordinò. Il cane si accucciò vicino al letto con un meritato sospiro. Lei sollevò la maniglia con la mano che tremava, la bacchetta nel palmo sudato. "Uno... Due... Tre…" Chiuse la porta dietro di lei e prese a correre nella notte.
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And the reason that she loved him was the reason I loved him, too. - E la ragione per cui lo amava era la stessa per cui io lo amavo.
And he never wondered what was right or wrong; he just knew. He just knew. - E lui mai si chiese se era giusto o sbagliato; lo sapeva e basta.
Stava in volo sullo stadio del Quidditch con la scopa che lentamente perdeva quota. Un branco di licantropi si gettò al suo inseguimento. Uno di loro si trasformò in Black, che ululò e gesticolò per sfottere. Un'altra bestia ruggì, e fece correre per il terrore il cuore di Saverus. Ancora ricordava come era il lamento del licantropo, sebbene il tentato omicidio da parte di Black fosse successo oltre venti anni prima.
Severus vide Lupin laggiù, e i suoi versi erano i più acuti. La pelliccia color autunno era ritta come un gran collare attorno al collo.
Black, ancora in forma umana, corse al limitare del campo di gioco. Raggiunse il muro e tirò giù una persona, vestita con abiti da Mangiamorte, trascinandola nello stadio. Dalle grida di orrore che si indovinavano di sotto la maschera, Severus poté dire che era una giovane donna. Cercò di dirigere la scopa in quella direzione, per aiutarla, ma tutto quello che riuscì a fare fu sorvolare. Cercò la bacchetta nella tunica, ma non c'era. Severus era orripilato; non poteva fare altro che guardare.
Black richiamò gli altri licantropi, che si voltarono tutti assieme e corsero verso la figura ammantata. Severus cercò di pensare a qualcosa, anche a saltare giù dalla scopa e correre verso di loro, gridando a pieni polmoni per distrarli, me fu troppo tardi.
Lei gridò aiuto verso Snape mentre il branco la circondava, la attaccava e la dilaniava. Hermione.
Severus sedette in un letto sconosciuto; tremava tutto. Era atterrito per davvero dal suo sogno. Era reale? Non ne era certo. Era stato così vivido. Il sogno prima di quello pure era stato vivido, ma di un genere differente… dolce e delicato, come il tocco di una donna innamorata. Odore dolce… glicine?
Diavolo. Come poteva sapere come sentiva una donna innamorata? La mente doveva ancora essere afflitta dalle … disavventure di serata, per pensare certe schifezze. La Signorina Granger non contava davvero come donna innamorata, comunque. Lo aveva toccato perché doveva; nessuno voleva toccare quel malconcio pipistrello da sotterraneo.
< Signorina Granger >. Prese dei respiri profondi per calmarsi, e lanciare lo sguardo nella capanna. Il cielo fuori della finestra ad estera luminoso, ma il sole non era ancora sorto. La luce della luna disegnava un largo quadrato nel mezzo della stanza e brillava dalla finestra posta ad ovest. Se solo l'avesse vista, sarebbe stato capace di tornarsene a dormire, anche se il Branco della Foresta ululava là fuori. Aveva bisogno di sapere se stava bene. "Signorina Granger?"
silenzio. Dove era? La Signorina Granger avrebbe dovuto essere lì. Non c'era altra scelta, era stata così sciocca da lasciare il riparo, così vicino alla Foresta Proibita, tra il sorgere e il tramontare della luna piena. Una dolorosa molla di paura si dipanò nello stomaco. "Signorina Granger?" chiamò di nuovo.
Tutto quello che ottenne fu il guaire di Fang. Se ne era andata.
Snape imprecò. < Perché diavolo se ne è voluta andare? Niente di peggio del solito, immagino...
Lasciami solo. Ma lei s'era rifiutata. Dove erano Potter e Weasley? Stavo per chiederle di restare, ma interruppe…
Oh, no.
Trova Albus.
Dannata sciocca ragazza, se ne è andata appena mi sono addormentato! >
Arrancò verso la porta sulle gambe che tremavano. Piuttosto che completare il suo sbaglio con uno dei suoi, frugò tra gli abiti lasciati in disordine in cerca della bacchetta. Appena l'ebbe in mano, Severus iniziò un incantesimo, gridò un messaggio, e sigillò l'incanto. Aprì la finestra.
La bolla silenziosa che aveva appena evocato sarebbe volata direttamente a Albus; era veloce, silenziosa, e quasi invisibile. Era un incantesimo ideale per le comunicazioni a breve distanza. La bolla sarebbe esplosa e avrebbe liberato la voce quando toccata dalla bacchetta o dalla carne della persona a cui era stata indirizzata, ma poteva rimbalzare sonora contro una porta o una finestra per ore, senza rompersi.
Terrorizzato e tremante, Snape camminò avanti e indietro fino a quando non cadde, inciampando sui suoi propri piedi, e cadde in avanti sulla faccia. Imprecando in Greco e in Latino, si trascinò fino al letto di Hagrid e si avvolse nella coperta, in attesa di una risposta. Fang saltò su accanto a lui, che posò la mano sulla grossa schiena del cane, la cui grossa mole calda dava conforto.

And we wonder, yes we wonder: how do you make sense of this, - E ci chiediamo, sì ci chiediamo: quale senso può avere
When the hero kills the maiden with his kiss? - Quando l'eroe uccide la donzella con un bacio?
Una grossa tazza di tetra le mani, Hermione sedette nell'ufficio del Preside. Stava ancora tremando per il tormentato volo fino alla scuola, sebbene fosse durato un minuto o due. "Ma, signore," protestò lei per la settima volta, "Il Professor Snape ha bisogno del tuo aiuto, è gravemente ferito, non possiamo attendere il tramonto della luna. Non c'è altra strada, un passaggio segreto, o qualcosa del genere?" Strinse il lembo della coperta che il Professor Dumbledore gli aveva offerto quando era arrivata arrancando nel suo ufficio.
"Non che sappia io, Signorina Granger," rispose serio il Profesor Dumbledore. "Figlia mia, io stesso non conosco tutti i segreti che tiene questo castello. Veramente, i Malandrini saprebbero più di me, e questo castello è stato casa mia per oltre cento anni.
"Il Professor Snape è fatto di una materia più robusta di quanto tu non creda. non avresti dovuto rischiare la tua vita lasciando la casa di Hagrid. Nemmeno dovevi essere fuori dopo che la luna era sorta, signorina Granger, ti avevo avvertito." Hermione si incupì; aveva spiegato cosa fosse accaduto, e perché avesse agito come aveva fatto. "Sono preoccupato per il Professor Snape almeno quanto tu lo sei, però, basandomi su quello che mi hai detto, credo che terrà duro per un altro paio d'ore. stava dormendo quando lo hai lasciato, no?"
"Sì, signore. " < Te lo ho già detto>. Sorbì un'altra sorsata di the e poi mise la tazza da parte.
"Questo già è un gran buon segno." Il Professor Dumbledore avanzò fino alla finestra, e guardò in direzione della capanna di Hagrid. Hermione si stancò di osservare il preside che scrutava i campi, e chiuse gli occhi.
*
Il cielo era splendente quando si destò, di quel bell'indaco che annunciava un nuovo giorno. Ma non era stata la luce a destarla; era stato il rumore. un acuto click la sottrasse allo scomodo sonno in una delle sedie del Professor Dumbledore. Uscì dalla sedia e si allungò, alleviando le contratture al collo e alle spalle.
Clink.
Intrigata, andò alla finestra. Non vide niente d'altro fino a quando il suono non si ripeté, poi intravide il luccicare di una bolla chiara fuori, che batteva contro la finestra. Sembrava una qualsiasi bolla di sapone, dai colori tenui che si sfumavano sulla superficie. Aprì la finestra.
La bolla saettò nella stanza mentre il sole iniziava a sbucare dalle montagne a est. Seguì la bolla con lo sguardo mentre fluttuava in alto, attraverso quella porta che divideva il piccolo giro delle scale dall'ufficio. la porta era dischiusa, e un momento dopo, sentì la voce del Professor Snape. Era abbastanza alta da farle capire ogni parola:
"In Bullare Memoriae Mandare. Albus, ti rivelerò quanto è accaduto alla riunione solo quando ti vedrò di persona. Però la Signorina Granger è fuori nei terreni, per errore le ho chiesto di trovarti senza dirle di attendere fino a quando non fosse al sicuro. Se non è già arrivata, devi cercarla immediatamente, devi trovarla. Ho sentito il Branco vicino alla mangiatoia dell'Ipppogrifo, quando sono arrivato. potrebbero essere ancora abbastanza vicini al castello da farle male.
Devi trovarla, Albus, io sono nella capanna di Hagrid, e starò bene fino al sorgere del sole, ma la Signorina Granger -"Sentirono un profondo respiro tremante, una grave pausa due volte ripetuta. "In Bullare Oratiuncula."
Il Professor Dumbledore emerse dalla stanza un attimo dopo, e sbirciava stranito Hermione. "Hai sentito," le disse.
Lei annuì; era inutile negare. "Sì, signore."
Sospirò nello scendere gli scalini. "Signorina Granger, non devi interpretare il messaggio del Professor Snape come altro se non la preoccupazione per uno studente," iniziò.
Hermione arrossì. "Sono a conoscenza della tua infatuazione per lui -"
Hermione si fece piccola e ripeté la stessa cosa che aveva sentito un istante prima. Cosa sarebbe successo se Dumbledore avesse scoperto che aveva baciato il Professor Snape? Sarebbe stata espulsa su due piedi.
"- Io non credo che ne sia consapevole -"
<Grazie o Dei per qualche piccolo favore >.
" - ancora." Lei tremò. "Sei prudente, Signorina Granger. Devo chiederti di tenere per te gli eventi della scorsa notte, così come l'esistenza e il contenuto del messaggio."
"Capisco, certo, signore."
Per la prima volta da che Hagrid se ne era andato, il sorriso giunse davvero agli occhi di Dumbledore. "cose non farei senza studenti come te, mia cara. Ora vorrei che tu facessi una commissione per me, e andassi al dormitorio a riposare. Sei assente giustificata alle lezioni di oggi; puoi studiare, ma solo dopo aver dormito almeno cinque ore," disse deciso. Lei annuì. "Posso mandare gli Elfi Domestici con la colazione in camera tua."
"Quale è la commissione, signore?"
"Informa Madama Pomfrey delle condizioni di Snape e di dove è, e mandala là. Lei ed io ci prenderemo cura di lui appena la luna sarà tramontata."
"Sì, signore."Si alzò dalla seggiola. "Oh, la scopa -"
"Madama Pomfrey ed io riporteremo la scopa allo sgabuzzino."
"Grazie, signore." Hermione lasciò l'ufficio.
*
Obbedì al Preside, concedendosi del sonno. Poi Hermione passò il pomeriggio in biblioteca, recuperando materiale che aveva perso alle lezioni del giorno. Si incontrò con Ron dopo Incantesimi. "Ehi," disse lei, "Dove sta Harry?"
"E' fuori a rimorchiare Ginny."
"Ovvio," sghignazzò Hermione. Ora che Harry e Ginny avevano finalmente risolto le loro goffaggini e i momenti brutti, erano praticamente inseparabili.
"Perché non eri a lezione oggi?" chiese Ron.
"Ah, Hermione," disse Ron, e le mise il braccio attorno alle spalle. Lei sghignazzò e lasciò che la tenesse per un attimo, poi tolse il braccio. I Tassorosso , inclusa Susan, stavano uscendo dalla loro aula, proprio dietro l'angolo. Non voleva che Susan vedesse il suo uomo con un braccio avvolto alle spalle di un'altra ragazza. "Oh, Harry ha detto che Snape non era in classe, oggi, pure."
Hermione annuì incurante. "Sono lieto che non mi serva il N.E.W.T. in Pozioni per giocare a Quidditch da professionista," dichiarò Ron. "Cinque anni col vecchio pipistrello sono abbastanza, grazie." Rise.
Hermione si incupì. "Non ti capisco, Ron. Hai visto quello che fa, e anche tu puoi dedurre una possibile ragione del perché non stesse insegnando oggi. Vuoi accettare il fatto che non lo conosci? E di certo nemmeno io, e abbiamo passato tanto tempo con lui quanto qualsiasi Serpeverde. C'è qualcosa di buono in Snape, non solo quello che fa, ma quello che è. C'è del buono in ciascuno, eccetto forse Voldemort."
"Comunque sia,Hermione,"Ron fece gesto a sinistra. "Vai avanti, ci vediamo."
Hermione cennò e Ron entrò nel gabinetto, e alzò le spalle riprendendo a marcare nel corridoio. "Sebbene congelerà prima di ringraziarmi per ogni cosa ho fatto l'altra sera." Odiava sentirsi disattesa. Sapeva che doveva saperlo bene.
Passi. Aspettandosi Ron, Hermione si voltò.
Studentessa e Maestro delle Pozioni si rimirarono l'un l'altro. Hermione provò, ma non riuscì a scacciare il sollievo dal viso. "Buona sera, signore,"
< Hai un buon aspetto >.
"Punizione. Otto in punto, nella mia aula."
Hermione arretrò e sentì pizzicarle gli occhi. <Dannazione, dannazione, dannazione! Me lo merito, qualsiasi offesa che mi dispenserà, perchè me la sono voluta.> Guardò a terra. "Sì, signore," sussurrò. "Scusatemi." Si precipitò nel gabinetto delle ragazze prima che potesse dire un'altra parola.
Sedette sul pavimento di uno degli spogliatoi per parecchio tempo, e si tenne la testa tra le mani, grata che non lo avrebbe dovuto vedere ancora molte volte prima che finisse il trimestre. Era stanca di dar retta a tutto quello che diceva, stanca di desiderare qualcuno che non poteva avere, stanca di preoccuparsi per un uomo che non faceva altrettanto.
Well, it was one of those great stories that you can't put down at night. - E' una di quelle grandi storie che la notte non riesci a mettere via
The hero knew what he had to do, and he wasn't afraid to fight.- L'eroe sa cosa deve fare e non ha paura di lottare.
The villain goes to jail, while the hero goes free; - Il malvagio va in prigione e l'eroe è libero.
I wish it were that simple for me.- Vorrei che fosse così semplice per me
La Signorina Granger aveva un'aria assai abbattuta quando lui la vide il pomeriggio seguente, ma stava bene. Albus l'aveva rassicurato che il Branco della Foresta non l'aveva catturata, che aveva volato - Volato! - dritta nel suo ufficio...
Era quasi una barzelletta tra i giocatori di Quidditc che fra i tifosi per la sua reticenza - bene, era terrore - quando veniva il momento di volare. E ancora di più, poichè era eccellente per tutto il resto. Lo stesso Snape gioì più volte; gli parve che il favoleggiato coraggio Grifondoro le fosse mancato, poiché non aveva montato una scopa da quando avevano finito le lezioni di volo, al primo anno. Ma era rimasto scioccato e senza parole quando Albus era arrivato nella capanna, scopa in mano. Severus seppe esattamente cosa significavano la sua presenza, e l'espressione soddisfatta della vecchia capra
Hermione Granger dopotutto non era un Leone Codardo.
Poppy aveva somministrato una pozione per aiutarlo con le convulsioni, poi aveva evocato una barella. Snape aveva protestato a riguardo dell'essere visto in quello stato, fino a che Albus non estrasse un mantello argentato dalle vesti voluminose. Lui e Poppy portarono Severus in una stanza privata nell'infermeria con nessuno attorno.
Verso metà pomeriggio si sentì quasi umano.
La vide nel corridoio, rideva di qualcosa insieme a Weastley. Subito la paura lo strinse. < Glielo ha detto? Stanno ridendo di me? >
Anche se lo aveva pensato, sapeva che era improbabile. Dannazione, quasi impossibile; aveva promesso. Anche ora, si fidava che tenesse la bocca chiusa.
Si rimpiattò in un 'alcova quando si avvicinarono, la seguì e le assegnò la punizione. aveva origliato il commento borbottato su d lui, e voleva provarle il contrario, ma lo doveva fare in una maniera che non le facesse credere di essere diventato pazzo...
Snape sapeva bene come fosse contrario come un gatto. Più la Signorina Granger aveva cercato di mettere alla prova il suo intelletto nel corso dei primi quattro anni, meno lui era impressionato. La sua mira di essere al vertice del mucchio di studenti di Hogwarts era parsa una meta ignobile, se davvero credeva che Colui-che- non - deve - essere - nominato fosse ancora da sconfiggere del tutto. Anche se dopo il quarto anno, come amica di Potter e futura membra dell'Ordine della Fenice, lei, tra tutta la gente, sarebbe stata a bussare forte alla porta di Albus, cercando di aiutare con il pretesto che avrebbe fatto differenza nella guerra. Continuò a lavorare a quel suo progetto ridicolo, chiamato Hurl o Puke… qualcosa del genere.
Era stato a partire dal quinto anno, che aveva iniziato a notare un cambiamento in lei.
Se faceva una domanda alla classe, lei avrebbe alzato al mano come sempre aveva fatto. Ma non appariva più così frustrata quando si rifiutava di chiamarla. I suoi compiti erano sempre lunghi il doppio come minimo della lunghezza richiesta, ma da quando iniziò le lezioni per il livello N.E.W.T., aveva ridotto la carta a una lunghezza più gestibile, aumentando però la potenza delle parole. La prima volta che dimostrò l'importanza di compiere ricerche all'esterno, Snape era andato su tutte le furie, credendo che avesse scopiazzato il lavoro di qualcun altro - fino a quando non trovò una postilla che dava i credit all'articolo di giornale ed al suo autore. Non era un giornale a cui Hogwarts fosse abbonata, comunque; lo aveva trovato da qualche altra parte. Da Fluoriush e Bott, probabilmente, sebbene fosse una pubblicazione abbastanza esoterica. Francamente, non aveva idea di come una nata da Babbani e al sesto anno sapesse dell'esistenza del giornale.
Snape in origine aveva creduto che la Signorina Granger lo avesse citato poiché non era capace di idee più indipendenti. Era assai abile nel rielaborare notizie in modo valido, dopotutto. Da quando raggiunse il settimo anno, i compiti e le idee dimostravano quella teoria. Non solo aveva dato prova di saper pensare da creativa, ma lo aveva fatto pensare. Era un'esperienza nuova per lui, essere portato su una nuova strada da uno degli studenti, ma si adeguò, sebbene titubante sulle prime.
Fece regolare abitudine di trovare i suoi compiti e metterli da parte. Avrebbe letto il giornale della Signorina Granger per ultimo, così poteva finire la valutazione con una buona disposizione.
Aveva così tante potenzialità. Troppe per rischiare la vita e la sicurezza, per i suoi gusti, non importava quanto fosse importante l'Ordine. La punizione di quella sera le avrebbe insegnato a non sottovalutarsi. E allora le avrebbe permesso di sapere della considerazione che aveva per lei. Glielo doveva dopo quella notte, e Severus Snape pagava i debiti.
XxXxX
Quattro ore dopo l'incontro con la Signorina Granger nel corridoio, Severus attendeva nella sua aula. Lei si precipitò lì con venti secondi di anticipo. "Buonasera, signore," ansimò.
"Lustrerai questi calderoni," disse lui senza preamboli, e gesticolò verso il mucchio nell'aula che quelli del primo anno avevano lasciato nel pomeriggio, "Senza magia."
Lei si incupì, e lui seppe esattamente perché. Era solo la quarta volta che si era presa una punizione negli interi sette anni. Ciascuna delle ultime due volte, le aveva richiesto di lavorare con lui; era raro avere un aiuto così competente, e ne approfittava. Strofinare i calderoni era un lavoro da somari, e lei lo sapeva. "C'è qualche problema?" le chiese.
"Signore, non c'è niente che possa fare che ti sia più utile?" < Lavoro che gradisca di più ? >
Mise le mani conserte sulla cattedra e parlò lento, come se lei avesse sei anni. "Signorina Granger, la scorsa notte si sarebbe potuta facilmente concludere con un disastro per me, per te e per Dumbledore. Il Branco della Foresta poteva aumentare le sue fila di uno, la scorsa notte. Sei stata incauta ed irresponsabile. Penso che è il lavoro appropriato per te, basandomi sul tuo comportamento recente." Quello le avrebbe insegnato di non valutare la propria vita così a buon mercato.
L'agitazione lesta si mosse in lei, ma si volse e fece quello che le veniva richiesto. Notò che stava in piedi dandole le spalle. Rimase zitta mentre lavorava, eccetto le volte che si soffiava il naso.
Finì rapidamente, sebbene non avesse proprio lesinato sul lavoro. Brava ragazza. La aveva guardata, ma non alzò lo sguardo quando lei si avvicinò alla cattedra. "Signore, ho finito con i calderoni." Si strinse nelle spalle, e notò dalla visuale periferica che lei scuoteva e torceva un poco il braccio, apparentemente cercava di alleviare un dolore. "C'è altro che posso fare prima che me en vada ?"
La mano si congelò sul compito che stava correggendo, e alzò gli occhi sorpreso. Sedici anni di insegnamento, sedici anni di studenti meschini in punizione, e nessuno si era mai offerto di fare dell'altro prima di andare. Era pazza.
E abbastanza notevole.
Era già passato il coprifuoco, così doveva fare presto. Dopo gli eventi della notte precedente, aveva avuto molto da pensare su quello che doveva fare. Poteva essere stata assai incauta e irresponsabile, eppure Hermione gli aveva alleviato assai la sofferenza. Aveva sfidato gli orrori della Foresta sotto la luna piena, per aiutarlo. Aveva volato, per aiutarlo. "Vieni con me," le ordinò. Severus le fece strada fino alla sua dispensa, all'ufficio, all'appartamento che occupava. Quando entrò nel salotto, si voltò per affrontare la sua studentessa.
Gli occhi di lei erano immensi mentre guardava gli scaffali che occupavano ogni centimetro di muro. Non aveva spese, lavorando lì, e spendeva il grosso del salario nella sua collezione di libri. "Respira, Hermione," le ordinò.
Inspirò a fatica. "Oh, cielo," borbottò. Migliaia di volumi.
Lui soffocò un sorriso. Lì c'era una donna in cerca del suo cuore. aveva passato due ore quel pomeriggio, a riflettere su quale libro darle, ma lei non aveva bisogno di saperlo. Quasi per caso Snape estrasse il volume da uno scaffale, cercando di farlo sembrare come se fosse scelto a caso, e glielo porse. "In ringraziamento," borbottò.
Lei aprì il libro con reverenza. Lesse fronte e retro della prima pagina.
La reazione fu impagabile. "O..Oh," fu tutto quello che Hermione Granger fu capace di balbettare prima di sedere di colpo sul pavimento di pietra.
fu compiaciuto dalla sua reazione; l'aveva visto leggere una copia rilegata leggermente di quel libro, così tante volte negli scorsi anni. 'Jane Eyre' era uno dei suoi preferiti, ma si separava volentieri dall'oggetto, siccome sapeva che sarebbe passato in mani che l'avrebbero curato quanto aveva fatto lui. Era una prima edizione, ereditata nella sua famiglia, e la vecchia zia Morgana gliela aveva data.
"Tu.." squittì lei, alzando gli occhi su di lui. "Tu mi odii," disse incredula.
Si permise di sorridere leggermente. Era un utensile, proprio come le occhiatacce e le accigliate. La mascella di lei cadde per lo shock, e lui si accucciò davanti a lei. "I diamanti sono creati attraverso pressioni dirompenti. I miei studenti vanno nel mondo ben forgiati quanto più posso farli." Lei alzò scettica il sopracciglio: apparentemente, non poteva credere a quello che stava sentendo. "Non ti ho odiata mai, Hermione. Sono arrivato a rispettarti, nonostante che tu talvolta sia una gran piaga."
Lei sbuffò e prese a ridere. Questo era qualcosa che non si era aspettato. "Mi vorresti dire cosa trovi così divertente?" grugnì.
Lei sghignazzò in silenzio per un momento oltre. "Con tutto il rispetto, Severus, ti sei appena descritto alla perfezione."
Circe, era coraggiosa; non proprio il commento che aveva rivoltato su di lui, ma l'intenzione. Severus decise di ridere su. "Allora ci comprendiamo l'un l'altro," buttò lì. Protese la mano ed insieme si alzarono.
"Ma non ti capisco affatto," confessò lei, e si raddrizzò il maglione e la gonna. "Però mi piaci lo stesso."
Quella fu una sorpresa. Poté vedere che era sorpreso delle sue parole quanto lo era lei. Lui venne sconvolto ancora di più quando vide la faccia arrossata di lei, e lo colpì.
Hermione Granger non solo non lo odiava. Gli piaceva.
Non aveva scelte. Parecchie ragazze ed un ragazzo avevano sofferto di sciocche infatuazioni nei suoi confronti, e non sapendo come gestirle, era stato ancora più severo del solito con i suoi studenti cotti.
Prima che potesse pensare a cosa dire, lei tese la mano destra. Il braccio sinistro si chiuse protettivo attorno al nuovo tesoro. "Grazie del libro, signore, è uno dei miei preferiti. E lo apprezzerò se, ehm…" il rossore si fece più forte.
Per una volta, seppe cose dire. Stava gestendo la cosa come un'adulta, non come un'adolescente che sbavava. Le prese la mano con calore, sebbene i lineamenti restassero impassibili. "Scambierò il mio silenzio per il tuo a riguardo della scorsa notte."
Sorrise affabile. "Lo hai di già, Severus."
Gli piacque il modo in cui lei pronunciò il suo nome. La sillaba centrale quasi scomparve, facendolo suonare come 'Sev'rus." ,amicavano cinque settimane alla fine del trimestre; non badò che usasse il primo nome, poiché era una conversazione privata. Solo per quella notte, dato che le circostanze erano alquanto inusuali.
"Comunque, non è stato saggio da parte tua lasciare la capanna di Hagrid. Che sarebbe successo se il Branco ti avesse catturato ?" mormorò, lasciando una traccia della paura della sera precedente, per lei, in mostra sulla faccia.
Si strinse un poco il labbro, implorandolo di capirle e crederle. "Ero atterrita," ammise. "Ma avevo ancora più paura per te; avevi ancora le convulsioni, anche dopo che ti eri addormentato."
Snape si incupì. "Quanto sei rimasta?"
Arrossendo furiosa, Hermione borbottò, "Non sono sicura. Forse quindici, forse venti minuti."
Si fece domande sul suo disagio, ma decise di non insistere adesso. "Sei stata d'aiuto, la scorsa notte, Hermione, e ne sono grato."